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ciao Riccardo Un grande maestro, un uomo indimenticabile per quanti Lo hanno conosciuto, amato ed apprezzato. Il Suo insegnamento resta esemplare per il mondo della cultura. della scienza, dell'universita'. Lo ricordano con infinito rimpianto, la moglie, le figlie, i parenti tutti, i tanti Suoi amici. (da un necrologio sul giornale "La Sesia) Carissimo amico di sempre. Sapremo custodire il Tuo grande "essere" nei nostri cuori oggi sgomenti ma fieri di aver ricevuto il Tuo bene e di avertene voluto tanto. Mimmo, Rosanna, Franco e Stefano (da un necrologio sul giornale "La Sesia) «Grazie Riccardo e buon cammino» Carissimo Riccardo, hai lasciato troppo presto tutti noi che ti vogliamo bene. Ci hai lasciati cosi' improvvisamente da farci sentire sgomenti, ancora privi di una qualche consolazione per il vuoto profondo che sentiamo in noi, per il dolore immenso che condividiamo con Carla, Stefania e Francesca, le tue adorate donne. Ciao Riccardo, amico fraterno, dolce e tenace compagno di giochi e di avventure indimenticabili. L'amore per la natura e la montagna, per i viaggi e la scoperta del mondo, alla ricerca delle linee di fuga, ti ha portato a progettare e ha trascinato noi tutti a vivere avventure a volte persino piu' grandi di te, di quel tuo fisico esile e forte insieme, ma tale e tanta era la voglia di fare esperienze nuove, di ricercare emozioni forti da condividere, che la tua tenacia a non mollare mai, era stimolo per superare i nostri limiti. Ciao Riccardo, educatore prima che studioso e professore in pedagogia. La tua passione per la vita e per il sapere sono state un tutt'uno. Ricordo quando nel 1968, da capo scout, hai interrotto nel bel mezzo la discesa sul Po con i kajak costruiti insieme, per recarti a Torino a discutere la tua tesi di laurea, guarda caso proprio sullo scoutismo, per raggiungerci il giorno dopo e continuare cosi' quella che tu stesso consideravi vera esperienza pedagogica. E quando, da direttore dell'Ospizio dei poveri, hai scandalizzato un po' tutti con le tue iniziative educative coraggiose, innovative e un po' trasgressive, ma piene zeppe di valori e di esperienze utili per i tuoi ragazzi. Ed oggi, da affermato Preside di Facolta' continuando a praticare concretamente quella tua passione per la musica ed il teatro che ci stimolavi a condividere intorno al fuochi di bivacco. Ciao Riccardo, figlio illustre di questa tua terra vercellese, che oggi ti accoglie e ti avvolge, a volte forse un po' schiva con chi, come te, ha dedicato intelligenza ed energia per migliorarla e renderla illustre nel monito della cultura e della scienza. A te ci leghera' per sempre un sentimento di amore, di amicizia e di riconoscenza per quello che ci hai dato. Grazie Riccardo e buon cammino! Giorgio Gaietta, Vercelli (dal Corriere Eusebiano del 15 gennaio 2000) Dire quando ho conosciuto Riccardo, non lo so. Egli era una di quelle persone che ad un certo punto te le ritrovi accanto, percorri un pezzo di strada insieme, e poi ti dicono sempre qualcosa, anche a distanza di tempo e di spazio. Sicuramente ho trovato Riccardo negli scouts, io a Santhia' quindi a Gattinara, Lui a Vercelli con quella mitica figura quale era Fratel Andrea. Tutto il decennio dei fatidici anni '60. Allora lo scautismo era veramente da tempi eroici, ci trovavamo spesso nelle occasioni piu' disparate, Egli era un animatore incredibile dei fuochi di bivacco ai vari San Giorgio. Campo nazionale rover in Abruzzo, 1964; un flash: la grotta dell'eremita Celestino V, tutta una cancellata intorno, figuratevi se Riccardo si lasciava intimorire!, anche perche' era l'unico a passare tra le sbarre! Era l'uomo delle decisioni improvvise, non aveva mezze misure, inseguiva le grandi imprese con intuizioni geniali. Dall'esperienza nel kibbutz piuttosto che con la pedalata a Monaco con i ragazzi dell'Ospizio. Una volta arriviamo con il Reparto a Camasco, toh, una tenda nel bel mezzo del nostro prato. Anche da lontano il suo profilo era inconfondibile, ci aspettava li' dopo esser salito da solo, sul Corno Bianco da Alagna e giu' nella Valvogna! Le mitiche racchette da neve autocostruite (dal sottoscritto) per una uscita di Alta Squadriglia. Che risate, quando i ragazzi cominciavano a scivolare indietro nel canalone sotto la Res!!! Lo ricordo a Roma ad un Congresso Capi. A quel tempo, appena dopo il 68, le nostre Asseblee erano al calor bianco: con nonchalance era salito sul palco ed infilzando una serie di appunti critici aveva fatto sobbalzare buona parte dei presenti, ancora legati alle esperienze dei passato. Successivamente un paio di suoi articoli sulle riviste associative, citando Godot e Nietzsche, avevano sollevato un putiferio. Riccardo era cosi': con il tipico dna del pedagogo che ti sapeva coinvolgere in ogni momento e su qualsiasi argomento. Anni fa, ormai ci eravamo persi di vista da tempo, me lo ritrovo a Vercelli: "Sandri, ti mando il mio ultimo libro, leggilo bene che la prossima volta ti interrogo!". Infatti dopo qualche giorno mi arrivo' il plico. Il libro lo lessi, ma non ebbi piu' occasione di rivederlo. Un altro ricordo nitido, anche perche' non perdeva occasione di ricordarmelo quando ci incontravamo.! L'anno poteva essere il 62, Una sera d'inverno tornavamo da Arro a piedi verso Santhia'. Tappa alla stazione di Salussola dove faceva un freddo cane, e come si usava allora, il ghiaccio incrostava i vetri della sala d'aspetto. Avevamo solo un fornelletto ad alcool, l'acqua della fontana ed un arancio in due. Proprio quell'arancia bollita, pardon, il te' all'arancia, fu sempre l'oggetto dello sfotto'!!! Per anni fu vicedirettore dell'Eusebiano, con l'altro Massa come direttore. Un team di uno spessore culturale intenso, forse troppo intenso, tanto che ad un certo punto Egli se ne ando' mal sopportando il clima provinciale della piccola citta'. Infatti me lo ritrovai nella grande Milano, candidato per la lista del partito che allora proponeva dei valori per i quali meritava impegnarsi. Quella era la sintesi di un percorso che aveva guidato le nostre scelte, nostre di tanti amici, che appena pochi anni prima avevamo vissuto le stesse esperienze educative nella cui elaborazione sicuramente aveva contribuito in modo incisivo. In questi giorni ho scandagliato la Rete: la Sua traccia nell'ambito culturale ed universitario e' ad altissimo livello, sicuramente avrebbe realizzato obiettivi sempre "oltre", con quell'anelito di ricerca e di sperimentazione che lo aveva caratterizzato. Ci ha lasciato piu' di un ricordo, qualcuno ha detto "essere", sottolineando uno stile che sentiamo nostro di tutti, anche da lontano nel tempo, sulla strada non sempre facile verso il Grande Orizzonte dove un giorno ci ritroveremo. Ciao, e grazie, Riccardo. Franco Sandri, Milano «Conoscevo Riccardo dalle scuole elementari. Pur avendolo perso di vista da tantissimi anni, da quando ho lasciato l'Italia, la notizia della sua scomparsa appresa il giorno stesso via Internet, mi ha sconvolto. Abbiamo fatto scoutismo insieme per diversi anni. Mi ha anche «preparato» alla promessa e con lui ho vissuto tante avventure di cui serbo un caro ricordo.Lo ricordo impegnato, serio e preparato. Ha lasciato in me una traccia profonda del suo irresistibile carattere». Giovanni Tibaldeschi, Abidjan, Cote d''Ivoire
Sono stato Baloo con Ric come Akela nel Vc 5, un mare di anni fa. Di Riki ho un ricordo fantastico, perche' ho vissuto con lui esperienze appassionate e bellissime. Ricordo un campo drammatico in Valle d'Aosta, non so piu' in che anno, ma qualcuno lo ripeschera' di certo. Fummo lasciati, con materiale e ragazzi a qualche chilometro dal sito del campeggio. Cosi' impegnammo tutta la giornata a portare in quota il materiale con una fatica incredibile. Per buona misura mentre montavamo le tende si mise a piovere. Cercammo, non so come, di preparare qualcosa di caldo per i ragazzi, che poi mandammo...in sacco a pelo. Finito tutto, stravolti al massimo, ci mettemmo nella mia tenda per mangiare qualcosa. Per scaldare facemmo quello che uno scout non dovrebbe mai fare: con una candela accesa Riki apri' una bomboletta di gas da campeggio che ovviamente prese fuoco. Io non so come mi ritrovai fuori dalla tenda che pure era chiusa e Riccardo, con i regolamentari calzoni corti si trovo' con una..splendida scottatura sulle gambe, che non gli impedi' di dare al giorno dopo un esame all'universita' di Torino e di continuare il campo. Ricordo inoltre le lunghe discussioni che facevamo mentre preparava la tesi di laurea proprio sul metodo scout. Forse fu per colpa mia se fece quella scelta! Chissa' se quella tesi fu mai pubblicata in campo nazionale? Forse varrebbe la pena di fare delle ricerche, e magari di "ritrovarla", perche' c'erano messaggi ed intuizioni che certamente potrebbero entrare nella storia del nostro movimento e non solo su scala Vercellese. D.Osvaldo Carlino, Vercelli
Riccardo l'avevo rivisto alcuni anni fa alla Casa della Cultura di Milano, a una conferenza su Benjamin che aveva contribuito a organizzare, e poi a cena dove abbiamo chiaccherato a lungo e ci siamo raccontati gli ultimi quindici, o venti, anni. Ci si ritrovava con una bella sintonia, di cui non dubitavo, e sentivo dei suoi impegni, anche internazionali, a favore di una ripresa di vita civile e culturale in un paese del sud-est asiatico ( credo la Cambogia ), sconvolto da lunghi anni di guerra.
Ma per me rimaneva,
e resta, l'amico di anni non dimenticabili di avventure giovanili in quella
stagione meravigliosa in cui andavamo alla scoperta, tutti insieme, della
praticabilita' di un impegno pedagogico che fosse insieme allegria e
responsabilita', gioco e conoscenza, insomma dello scoutismo autentico, voluto e
cercato nella sua essenza, al di la' della facciata e degli addomesticamenti. E in tutto questo, Riccardo rappresentava per me due cose molto preziose: l'audacia che progettava le "imprese" affascinanti e coraggiose (con il noviziato alla capanna Margherita ancora chiusa, il bivacco Ravelli a marzo, 72 ore nella Bondaccia del Fenera, per dire di alcune cui ho partecipato ) e l'intelligenza che coniugava, nelle veglie, senso del teatro e della bellezza e cultura ( la Sagra della primavera come sottofondo, mi ricordo, a testi poetici recitati e mimati, un nonsopiuquando forse a Bose ). La memoria e' sfilacciata, ma ha distillato una emozione precisa e del tutto ineguagliabile, quando ritorna a quel periodo. La tonalita' di quell'emozione non sarebbe cosi' ricca, ne' cosi' cara, se non fosse mischiata al ricordo degli amici di allora, della loro generosita', fantasia e audacia. Una bella voglia di vivere, e una infaticabile energia trasmetteva allora Riccardo a quella piccola famiglia che eravamo. E inoltre studiava sul serio, e anche in questo era di esempio e incitamento a me che stavo, con qualche anno di meno, nella stessa facolta' di filosofia a Torino.
Io ho
ricevuto molto da questa forma umana che adesso ha preso congedo da noi.
Non so bene se
quello che scrivo sia utile per un ricordo sulle pagine del sito, ma fa di certo
bene a me ricordare di quanto sono debitore a molti, e in questo caso a Riccardo
che se ne e' andato. Nelle pratiche spirituali tibetane e' addirittura
prescritto di ricordare ritualmente tutti coloro da cui abbiamo ricevuto
insegnamenti, vivi o morti che siano. Riccardo non potrebbe certamente mancare
in questa mia lista. Gianfranco Bonola, Bologna
Ciao Riccardo,
la tua partenza
improvvisa per una nuova avventura mi ha lasciato senza parole, cosa molto
strana per un logorroico come me. E’ crollato un mondo! Mi sono sentito
all’improvviso solo, eppure e' da molto che non ci parlavamo a lungo come
eravamo capaci, solo un rapido saluto all’ultimo Convegno Capi Regionale.
Stavamo ormai molto
tempo senza vederci o sentirci, ma, quando questo avveniva sembrava che stessimo
continuando un discorso interrotto poche ore prima.
Mi sento solo, mi
manca l’amico, il Capo, il maestro anzi “il professore”.
E’ cosi' che ti
ho conosciuto poco prima del 1960, avevi pochi anni piu' di me, eri gia' in
Reparto, quando siamo entrati noi tu eri gia' per tutti “il professore”,
quasi fosse una profezia. Gia' allora la tua cultura e la tua creativita' erano
le doti piu' appariscenti, ma, conoscendoti piu' a fondo, dietro
l’immagine di “secchione” dedito solo ai libri, al pianoforte e a tutto cio'
che rappresenta la cultura, viveva un “ribelle” che con grande forza di
carattere iniziava un’avventura nella scoperta di tutto cio' che il
mondo e' e puo' dare.
Da allora tante
cose fatte insieme, lo scoutismo a Vercelli e' cresciuto ed ha raggiunto la
maturita' grazie al tuo intervento. Ci hai insegnato a ricercare la qualita'
, a mai accontentarsi di piccoli risultati intermedi, a guardare avanti,
anche se l’obiettivo sembra irraggiungibile. Grazie per tutto cio'.
Ho avuto la fortuna
di averti come Capo Reparto e vivere a pieno la mia esperienza da Capo
Squadriglia come mai prima era stato immaginato. Quando sono entrato in
noviziato, e ancora tu eri li' a farmi da capo, mi hai insegnato a gustare
“l’avventura” come a te e' sempre piaciuta.
Ti ricordi la route
da Innsbruck a Monaco e l’impresa in bicicletta in Sardegna quando a
fatica tenevi il nostro passo di adolescenti irruenti e sfrenati?
Come capo ti
ho ritrovato verso la fine dell’esperienza di Clan, era il periodo della
contestazione giovanile, il ’68, e molti di noi si sentivano
“sessantottini”, usavamo i simboli del periodo: eskimo, capelli
lunghi, barba e chitarra; e' questo il periodo in cui molti di noi, in capitoli
interminabili sul senso della vita e sugli elementi fondamentali del vivere (
politica, religione, sesso) sono passati dal mutismo alla logorrea dialettica.
A margine di tutte
queste esperienze, gia' dagli anni del Reparto, una costante e' sempre stata
presente: il Teatro. Abbiamo provato di tutto, dalla commedia al Cabaret, dalla
Veglia Rover classica alla commedia musicale, ognuno di quegli anni e' stato
contraddistinto da copioni da imparare rigorosamente a memoria e debutti in
palcoscenici stracolmi di pubblico. Mi hai fatto amare il teatro, grazie! Questo strumento per superare la nostra timidezza, per molti di noi è diventato un amore vero, mai sazio. Ricordo le varie tournee, messi alla prova da un regista esigente come tu eri, riuscivamo a dare sul palco il meglio di noi stessi; “scouts giovani attori hanno convinto il pubblico” diceva un articolo di un settimanale locale commentando una nostra esibizione a Biella.
Poi …. Il cammino
in Associazione, ci hai fatto capire che non si puo' fare lo scout solo a casa
propria, nella propria parrocchia, se si appartiene ad un’associazione occorre
esserci dentro fino in fondo, dire la nostra fino in fondo. Sei stato
consigliere generale, membro di una pattuglia ristretta di esperti in appoggio
all’associazione.
Hai vissuto da
protagonista il periodo di lotte che hanno contraddistinto l’unione dell’AGI
all’ASCI, quante sperimentazioni partivano dalla tua enorme fantasia e
competenza pedagogica.
Il nostro rapporto
non si e' solo limitato all’ambito scout, anche se da li' e' nato. Solo tu
potevi chiedermi di abbandonare un lavoro certo in una grande industria e venire
con te all’Ospizio dei Poveri, dove eri Direttore, ad affrontare
un’avventura educativa entusiasmante che ha cambiato completamente la mia
vita.
Coi ragazzi
dell’ospizio, pur convinti di non poter applicare il metodo scout, abbiamo
vissuto un’esperienza unica, rivoluzionaria. Atelier di disegno, teatro
cabaret, autofinanziamento per acquistare le biciclette e sostenere il viaggio
fino a Monaco di Baviera per assistere alle Olimpiadi del ’72 sono state
considerate idee da pazzi, ma noi sapevamo che questi mezzi erano un modo per
voler bene e formare il carattere dei nostri ragazzi .
La tua carriera ti
ha portato poi a Milano, ho sentito di innumerevoli tue “avventure” in campo
professionale e personale, di tue nuove ricerche, sperimentazioni. Ora ti sei
imbarcato in una nuova impresa, la piu' grande! Hai risposto alla chiamata del
Padre, nel modo tuo solito, senza pensarci un attimo, senza esitazioni! Buona strada. Gianni Pretta, Vercelli
L'"Ultimo Messaggio" di Riccardo al Convegno Capi di Torino del 29/31 ottobre 1999.
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